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green deal e farm to fork: insicurezza e povertà anzichè benessere

green deal e farm to fork: insicurezza e povertà anzichè benessere

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A un anno dal lancio della strategia europea Green Deal e sette mesi dalla sua applicazione al settore agroalimentare (Farm to Fork, dalla campagna alla tavola), manca ancora uno studio serio sulle conseguenze e sulla fattibilità, denuncia Compag.

 

Compag (la federazione nazionale rivendite agrarie) evidenzia la mancanza di uno studio preliminare sulle possibili conseguenze e sull’applicabilità degli obiettivi posti dalla strategia. Obiettivi che possono essere sintetizzati nel miglioramento del regime alimentare della popolazione, nella maggiore redditività del settore agroalimentare e nella maggiore capacità competitiva del sistema produttivo europeo attraverso il minore impiego di mezzi tecnici e l’utilizzo di sistemi di produzione ambientalmente più sostenibili. Compag sottolinea in particolare l’assenza di un’analisi dei tempi indicati per la riduzione di alcuni strumenti di produzione necessaria al raggiungimento degli obiettivi stessi. Tali riduzioni riguardano, per esempio, l’impiego dei prodotti per la difesa delle colture, dei fertilizzanti e degli antibiotici negli allevamenti (che dovranno essere ridotti rispettivamente del 50, 20 e 50% entro il 2030) e l’aumento del 25% della superficie dedicata a coltivazioni biologiche entro lo stesso anno.

 

Riconoscendo il ruolo fondamentale dell’EU nel contesto economico-commerciale mondiale, il Dipartimento dell’agricoltura americano (USDA) ha realizzato lo studio che l’Europa ha mancato di eseguire, valutando le conseguenze delle future scelte europee sullo sviluppo economico globale.

 

La studio dell’USDA rileva come negli ultimi anni il livello degli investimenti sia stato inadeguato per garantire in futuro il mantenimento dello stesso livello di produttività, e che le limitazioni all’uso di mezzi tecnici in tempi relativamente ridotti avrà un effetto regressivo sulla produzione agricola, con conseguente ulteriore riduzione delle disponibilità di prodotti alimentari. Data la rilevanza dell’EU nel contesto economico, le ricadute non saranno solo interne ma si ripercuoteranno sul mercato globale.

 

Secondo lo studio americano, infatti, potranno verificarsi tre scenari (con relativi impatti sulla produzione agricola) in base al numero di Paesi che adotterà la strategia: qualora essa venisse applicata solo a livello europeo, la produzione agricola globale si contrarrà dell’1% e quella europea del 12% poiché aumenteranno i costi, diminuiranno la competitività delle merci europee, la produttività (per il ridotto impiego di fertilizzanti e prodotti per la difesa) e le superfici coltivate. Se invece le limitazioni all’impiego dei mezzi tecnici verranno adottate anche dai partner che dipendono in gran parte dalle importazioni dell’UE, assumendo che l’UE riduca del 50% gli acquisti dai paesi che non adottano le misure della Strategia, si prevede una contrazione della produzione agricola globale del 4% per il calo della produttività, non solo nell’UE ma anche nei suoi principali partner commerciali (che saranno indotti ad adottare le stesse misure). Il terzo e ultimo scenario è quello in cui le limitazioni della Strategia vengano adottate in tutti i paesi. In questo caso il calo della produzione globale sarà il più rilevante, arrivando all’11%. In tutti i casi l’analisi della Strategia indica un aumento significativo dei prezzi delle commodity agricole e la contrazione del PIL in numerosi paesi.

 

La minore produttività, influenzerà:

  • le aziende agricole (quelle europee subiranno un calo medio dei ricavi di circa 16% con conseguente aumento dei costi per i consumatori),
  • i prezzi dei prodotti agroalimentari (risentendo della minore disponibilità di prodotto, tutte le commodity agricole nell’UE subiranno un proporzionale aumento delle quotazioni, con aumenti di prezzo da due a tre cifre a seconda dello scenario considerato),
  • la spesa media individuale annua (la percentuale di reddito da destinare alla spesa alimentare in EU arriverà all’11,1% nello scenario 1, al 13,3% nello scenario 2 e al 12,9% nello scenario 3),
  • la sicurezza alimentare (nel primo scenario, a livello mondiale potranno essere interessate da un aumento dell’insicurezza 22 milioni (+0,5%) di persone, dato destinato ad aumentare progressivamente mano a mano che si procede verso il terzo scenario, in cui l’insicurezza alimentare ammonterebbe al 3,9%, interessando 185 milioni di individui).

 

“Si profila dunque un quadro desolante” avverte Compag, “al polo opposto rispetto a quello auspicato dalla Commissione”. Eppure si tratta di un panorama più volte annunciato dai rappresentanti delle varie associazioni imprenditoriali, come emerso anche nel recente convegno nazionale Compag. Il tempo di agire è ora, e servono studi e strategie certe.