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Covid: a rischio le ‘piante di natale’

Covid: a rischio le ‘piante di natale’

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I timori dei produttori pistoiesi di alberi e stelle. E’ allarme per stop a garden e negozi fiori.

 

Si avvicinano le festività e i produttori di alberi e stelle di Natale pistoiesi vivono nell’incertezza, causata dal covid con tutto il suo portato di limitazioni alla circolazione e all’intersecarsi di norme che ne rendono difficoltosa l’interpretazione. Anche rispetto ai luoghi dove è e sarà possibile vendere le ‘piante di Natale’.

 

Alcune ordinanze locali, infatti, hanno chiuso gli spazi dedicati a piante e fiori all’interno di molte strutture come centri commerciali, supermercati e ipermercati, e questo ha ripercussioni anche sui produttori pistoiesi, che rischiano di ricevere minori ordini dai distributori di tutta Italia, garden e dettaglianti.

 

“La chiusura di garden e dettaglio di fiori e piante –spiega Coldiretti- a livello nazionale mette a rischio i circa 13,5 milioni di alberi di Natale veri e di Stelle di Natale che ogni anno trovano spazio nelle case degli italiani in occasione delle feste, secondo una tradizione consolidata”.

 

A livello pistoiese, una prima ricognizione tra i produttori evidenzia un calo di richieste di alberi e di stelle di Natale del polo di Pescia, che manifestano preoccupazione. Per questo, Coldiretti lancia l’allarme e chiede il supporto di istituzioni e di tutti gli attori delle filiere delle ‘piante di Natale’. Molti provvedimenti a carattere locale impediscono –spiega Coldiretti- ad ambulanti di piante e fiori di operare all’interno dei mercati cittadini organizzati anche per la vendita di generi alimentari.

 

Il rischio è che venga favorito l’acquisto di piante di plastica che – precisa la Coldiretti – arrivano molto spesso dalla Cina e non solo consumano petrolio e liberano gas ad effetto serra per la loro realizzazione e il trasporto, ma impiegano oltre 200 anni prima di degradarsi nell’ambiente. Al contrario gli alberi naturali – informa la Coldiretti – sono coltivati nei vivai soprattutto nelle zone montane e collinari in terreni marginali altrimenti destinati all’abbandono e contribuiscono a migliorare l’assetto idrogeologico delle colline ed a combattere l’erosione e gli incendi.

 

Il problema oltre al tradizionale albero natalizio e alle stelle di natale va a colpire – precisa la Coldiretti – anche ciclamini e altri tipologie di piante in vaso e di fiori recisi, che sono ormai pronti per la vendita e che rischiano di andare buttati con un danno gravissimo per un settore che ha già pagato un conto da oltre 1,5 miliardi di euro a causa della pandemia per i limiti a matrimoni, eventi e cerimonie, con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro, dai vivai ai negozi.

 

Un vero e proprio tsunami per il settore florovivaistico nazionale al quale l’emergenza ha creato anche problemi all’export con blocchi al confine e in dogana di tanti paesi Ue ed extra Ue, a causa di ritardi e difficoltà nei trasporti e nella vendita.