Home Attualità Bene l’export vivaistico di Pistoia nel 2020 ma non è boom di fatturati
Bene l’export vivaistico di Pistoia nel 2020 ma non è boom di fatturati

Bene l’export vivaistico di Pistoia nel 2020 ma non è boom di fatturati

65
0

L’export vale circa la metà del fatturato delle aziende del distretto vivaistico ornamentale di Pistoia e sono nel frattempo nettamente aumentati i costi di produzione.

 

La campagna primaverile del 2021 si è aperta positivamente sull’onda del buon andamento dell’export nella seconda metà del 2020, con un bilancio finale positivo del +5%, come certificato anche dai dati del Monitor dei distretti di Intesa Sanpaolo. Ma dalla giusta soddisfazione per questa ripresa dopo i mesi bui dell’inizio della pandemia da Covid-19 non possiamo passare all’eccesso di entusiasmo, perché le esportazioni valgono circa la metà del giro d’affari del distretto, per cui un +5% nell’export non è garanzia di boom dei ricavi in generale. Inoltre anche nell’export le marginalità dei prodotti sono ancora contenute. Il fatto è che sono nettamente aumentati i costi negli ultimi due anni, sia per motivi contingenti (lockdown per Covid e ora le gelate) sia per ragioni strutturali (riconversione produttiva più ecosostenibile). E ci sono ancora molte incognite all’orizzonte».

 

Così il responsabile “Vivaismo” di Confagricoltura a livello provinciale e regionale (nonché vice presidente della federazione di prodotto a livello nazionale) Luca Magazzini riassume la situazione attuale del Distretto vivaistico ornamentale di Pistoia, cercando di frenare l’euforia e le deduzioni immotivate che sono seguite alla pubblicazione dei dati sull’export del 2020 da parte del Monitor di Intesa Sanpaolo. D’accordo con lui il presidente di Confagricoltura Pistoia Andrea Zelari, che spalleggia Magazzini in questo invito alla prudenza: «bisogna mantenere il giusto equilibrio fra la soddisfazione per la ripresa e per le prospettive positive che si stanno dischiudendo (forestazioni urbane e maggiore interesse per il verde) e la cautela per le numerose problematiche con cui il vivaismo pistoiese si deve confrontare: i danni provocati dal cambiamento climatico (gelate, bufere di vento, siccità e patogeni alieni), le scarse disponibilità economiche attuali e per ancora molti mesi di tanti clienti italiani (compratori di piante) rimasti senza reddito o pesantemente colpiti dalle restrizioni per la pandemia e “ristorati” in misura inferiore che in altri Paesi europei, gli ingenti costi sostenuti dalle aziende per adottare metodi produttivi più ecocompatibili e con sempre minor uso di fitofarmaci (investimenti che saranno coperti da contributi pubblici soltanto per poco più di un terzo)».

 

«Un esempio recente di aumento dei costi imprevisto e legato al clima – osserva Luca Magazzini – è quello delle gelate dei giorni scorsi, che hanno danneggiato anche i vivaisti pistoiesi, dal momento che una serie di essenze in germoglio (ad esempio gli aceri) pronte a essere messe sul mercato nei prossimi giorni sono in parte morte o, per la maggior parte, sono state danneggiate al punto da essere invendibili. Molte di queste rivegeteranno in seguito e saranno recuperabili, ma con aumento dei costi produttivi. Un po’ come successe su più ampia scala con il lockdown del marzo 2020, che ci costrinse a tanto lavoro oscuro in più per salvare le piante e ricollocarle nei vivai».

 

E come esempio di calo della domanda interna di piante per effetto della crisi economica causata dalla pandemia, Magazzini cita il caso degli arredi a verde delle strutture della ristorazione, che «sicuramente avranno minore capacità di spesa per le perduranti chiusure e per i ristori del tutto insufficienti, senza paragoni con quanto accaduto in paesi esteri come la Germania». Ma «lo stesso discorso vale per molte altre categorie di clienti colpiti dalla crisi».

 

«Non vogliamo certamente scoraggiare i colleghi vivaisti – concludono Magazzini e Zelari –: la ripresa c’è stata grazie al buon andamento dell’export nel 2020 e le prospettive sono buone, ma ancora non si è verificato né un boom dei ricavi né tanto meno dei guadagni, che risentiranno anche in futuro degli alti costi della riconversione produttiva verso un’ancora maggiore eco-sostenibilità». Fonte: www.confagricolturapistoia.it