Home Attualità AVI e Distretto: basta speculazioni infondate e autolesionistiche sul vivaismo
AVI e Distretto: basta speculazioni infondate e autolesionistiche sul vivaismo

AVI e Distretto: basta speculazioni infondate e autolesionistiche sul vivaismo

2
0

“Nessun danno alla salute dei cittadini dalle attività dei vivaisti del distretto pistoiese nel 2019. Negli standard di qualità acque sotterranee e in buona condizione quelle superficiali destinate alla potabilizzazione”.

 

“Nessun danno alla salute dei cittadini dalle attività dei vivaisti del distretto pistoiese nel 2019. Non solo sono risultate negli standard di qualità le acque sotterranee e in buona condizione quelle superficiali destinate alla potabilizzazione, con quasi tutte le stazioni di monitoraggio in classe A1 (la migliore), ma anche per le altre acque superficiali, oggetto di allarmismi nei giorni scorsi, è fuorviante sostenere che l’anno scorso ci sia stato in generale un aumento dei residui di #fitofarmaci e quindi un’inversione di tendenza nel processo di riduzione dell’uso di erbicidi avviato negli ultimi anni. Certo, per velocizzare ulteriormente il processo bisognerebbe che fosse dato seguito al protocollo d’intesa siglato lo scorso novembre con noi dalla Regione Toscana, che aveva promesso a tal proposito un sostegno economico (per ora non pervenuto) ai vivaisti, per aiutarli ad affrontare gli investimenti necessari senza perdere competitività e quote di mercato. Ma non ci sono stati né stop né marce indietro da parte dei vivaisti pistoiesi”.

 

A dichiararlo sono i vertici del Distretto Rurale Vivaistico-Ornamentale della Provincia di Pistoia e del soggetto che lo gestisce, l’Associazione Vivaisti Italiani (Avi), che puntualizzano inoltre alcuni aspetti dei recenti dati di #Arpat sui residui di prodotti fitosanitari nelle acque pistoiesi trascurati dai commenti di certi esponenti politici e dell’ambientalismo. Nelle cinque stazioni di monitoraggio delle acque superficiali che attraversano il distretto vivaistico il trend 2016-2019 è complessivamente in miglioramento e sono diminuiti i residui di prodotti fitosanitari anche tra il 2018 e il 2019. Infatti in tre di esse, Mas Vp2 sul torrente Dogaia e Mas Vp4 sullo Stella e Mas 512 sul Brana, i residui totali di #pesticidi sono diminuiti sia nell’arco del periodo 2016-2019 che nel raffronto 2019 su 2018. Mentre le due con dati negativi, Mas 129 (Ombrone – Caserana) e Mas 130 (Ombrone – Poggio a Caiano), interessano marginalmente il distretto vivaistico e presentano dati molto sospetti perché in prossimità di #depuratori e altre attività. Nel senso che con ogni probabilità non sono imputabili se non in minima parte al #vivaismo.

 

Spicca in particolare a questo proposito la stazione Mas 130 (Ombrone – Poggio a Caiano nel Comune di Carmignano), in cui il rapporto #Ampa/glifosate è stato nel 2019 pari a 12: troppo alto per derivare solo dall’uso di glifosate. Infatti, come spiegano i tecnici di Avi, l’Ampa (acido aminometilfosfonico) non è solo un prodotto di degradazione del glifosate, ma è legato anche ai #fosfonati che vengono utilizzati nei detergenti e quindi nelle #lavanderie (uno studio inglese del 2017 dice che nell’84% dei prodotti di lavanderia sono presenti fosfonati). E normalmente, nonostante che l’Ampa abbia un tempo di degradazione un po’ più lento del glifosate e che quindi si accumuli di più, i rapporti Ampa/glifosate che si riscontrano in agricoltura vanno da 1,5 a 3 volte il glifosate. Del resto lo sottolineò anche l’#Arpat nel Rapporto dell’anno scorso dicendo che: «a questo valore contribuisce però in maniera evidente anche l’apporto proveniente dal territorio di Prato. In questo caso non si può escludere un contributo significativo alla concentrazione di AMPA proveniente anche dalla depurazione dei reflui industriali del tessile». Ma quest’anno nel rapporto sono spariti questi riferimenti espliciti: come mai?

 

«Guarda caso – osserva il presidente di Avi Luca Magazzini – l’Ampa aumenta sempre vicino ai depuratori. Qualunque siano le cause, chiediamo che ci sia un approccio più razionale ai dati di Arpat, perché in generale sono positivi nel territorio del distretto vivaistico, a parte zone marginali e in prossimità di depuratori e attività non vivaistiche. Ed è inaccettabile che si dimentichino gli ottimi dati delle acque sotterranee e di quelle di superficie destinate alla potabilizzazione. Se continuano queste speculazioni, rischiamo di mettere in crisi irragionevolmente la produzione del verde, un’eccellenza del made in Tuscany: l’arma più importante a disposizione per contrastare il rischio ambientale numero uno del pianeta, cioè l’inquinamento dell’aria che causa il riscaldamento terrestre, come ha ben capito il Comune di Prato, che ha aperto una collaborazione con noi per il suo piano di #forestazione urbana all’avanguardia a livello internazionale».

 

«Il vivaismo ha iniziato un percorso virtuoso verso l’ecosostenibilità grazie alle aziende che hanno investito nella responsabilità ambientale – ha detto Francesco Mati, presidente del Distretto vivaistico di Pistoia – e i recenti dati ci dicono che il trend è in miglioramento. A conferma di simile tendenza, segnalo che nell’ultimo anno sono aumentati del 400% gli acquisti di prodotti alternativi agli erbicidi». «E basta illazioni su tumori causati dal vivaismo – ha concluso Mati -. Secondo i dati degli osservatori oncologici, non ci sono differenze tra Pistoia e le altre città della Toscana per l’incidenza tumorale. Anzi semmai da noi è un pochino inferiore l’incidenza, forse proprio perché il verde riduce l’inquinamento dell’aria».

 

«Dalle forze politiche, anche in vista delle #elezioni #regionali, – conclude Luca Magazzini – ci aspettiamo maggiore chiarezza d’intenti e risposte precise sul ruolo assegnato al nostro settore: ci credete sul serio oppure no nel vivaismo e nella filiera del verde?».